La Generazione del 1930 – Ricordo di Decimo Triossi

21 Aprile 2023Archivio articoli

L’attuale Presidente Guido Ceroni, il direttore Giuseppe Masetti, il Consiglio
Direttivo e tutti i collaboratori dell’Istituto Storico della Resistenza in provincia di
Ravenna ricordano con affetto e gratitudine il presidente Decimo Triossi
recentemente scomparso.

Fu merito suo infatti l’aver ricostituito e rilanciato l’Istituto
alla fine degli anni ’90, dopo che il precedente Consorzio di gestione, fra la Provincia
e i tre principali comuni, era stato sciolto per effetto della legge Bassanini ed era stato
affidato, per una gestione in economia, al solo comune di Alfonsine. Con grande
impegno e passione Triossi volle che tutti i 18 comuni del territorio provinciale si
facessero carico di sostenere l’Istituto con una quota pro-abitante: una formula
virtuosa ed originale che ancora oggi continua a funzionare. Così dal 1998 alla fine
del 2007 Triossi ha presieduto l’Istituto, forte del suo passato di amministratore
provinciale e regionale, accreditandolo presso tutti gli enti e le fondazioni che
potevano concorrere al suo rafforzamento.

Era l’uomo che veniva dall’aver vissuto giovanissimo gli epigoni della resistenza, ma
che era stato protagonista della vita politica nella ricostruzione civica e nel
consolidamento del modello di governo emiliano-romagnolo. Per questo ci teneva
molto a che la salvaguardia delle radici e dell’impegno antifascista fosse condiviso
dalle amministrazioni locali e dai docenti nelle scuole.

“Della sua giovane militanza, dei fratelli partigiani e dei famigliari sterminati
nell’eccidio di Madonna dell’Albero – aggiunge il direttore Masetti – non parlava
mai; era invece molto orgoglioso dell’ostinata tradizione anarchica del padre, e della
grande manifestazione di solidarietà operaia che gli amici delle Ville Unite avevano
tributato al suo funerale, malgrado i divieti fascisti.”
Nel corso dei suoi mandati presidenziali all’Istituto Triossi aveva sempre portato
all’interno del direttivo figure autorevoli anche di diversa appartenenza politica come
Natalino Guerra e Celso Minardi, al fine di condividere nel modo più ampio le scelte,
le culture e i programmi che accompagnarono la rinascita dell’Associazione.

Dopo un decennio di attività fu lui stesso a chiedere e a programmare il suo
avvicendamento, perché – diceva – la passione civile che metteva negli interventi ai
quali veniva spesso chiamato, non era più compatibile con la sua cardiopatia.
Ha tuttavia continuato a seguire con attenzione l’attività e le pubblicazioni
dell’Istituto facendosi ricordare da tutti i collaboratori con grande stima e
considerazione.

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