Comunicato dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri – Rete degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea

6 Aprile 2023Archivio articoli

In merito alle dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa l’Istituto nazionale Ferruccio Parri – Rete degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea -, per rispetto alla verità storica, dichiara:

  • L’ attacco partigiano di via Rasella fu un legittimo atto di guerra condotto contro una pattuglia di poliziotti altoatesini appartenenti al terzo battaglione Bozen.
  • Il Polizeiregiment Bozen comprendeva tre battaglioni, si era formato nel settembre 1943, subito dopo che i Tedeschi, a seguito dell’armistizio, avevano costituito l’Operationszone Alpenvorland, (Zona di Operazione delle Prealpi), che comprendeva le province di Belluno, Trento e Bolzano.
  • La maggior parte dei suoi membri, a seguito della opzione del 1939, avevano preso la cittadinanza tedesca.
  • Il battaglione Bozen non era una banda musicale ma un battaglione di polizia armato di pistole mitragliatrici e bombe a mano, che stava ultimando il suo addestramento.
  • L’età media dei componenti era sui 35 anni (avevano un’età dai 26 ai 42 anni), quindi certamente non delle giovani reclute ma neppure dei semi pensionati.
  • È bene ricordare che gli altri due battaglioni del reggimento Bozen erano stati subito impiegati in funzione anti-partigiana in Istria e nel Bellunese, dove si erano resi autori di stragi.
  • Il battaglione oggetto dell’attacco di via Rasella è stato successivamente impiegato in Italia in funzione anti-partigiana.
  • A seguito dell’attacco i Tedeschi fucilarono alle Fosse Ardeatine 335 fra antifascisti, partigiani, ebrei, detenuti comuni. Le liste furono compilate con l’aiuto della Questura di Roma. L’ordine di fucilazione fu eseguito prima della pubblicazione del comunicato emanato dal comando tedesco della città occupata di Roma alle 22,55 del 24 marzo 1944.
  • Per tale atto il Questore di Roma, Pietro Caruso, fu condannato a morte dall’Alta Corte di Giustizia per le sanzioni contro il fascismo. La sentenza fu eseguita il 22/9/1944.

Milano, 1 aprile 2023

Il Presidente Paolo Pezzino con tutti gli organi direttivi, i collaboratori e le collaboratrici dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri – Rete degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea

A tal proposito, l’Istituto storico di Ravenna approfondisce sui militi della “Bozen”:

Il Polizeiregiment “Bozen” (Reggimento di polizia “Bolzano”) era un reparto in addestramento della Ordnungspolizei (la polizia d’ordine). Soprannominata Grüne Polizei (“polizia verde”) dal colore delle uniformi, la Ordnungspolizei era la forza di polizia unificata della Germania nazista e, pur non appartenendo alle Schutzstaffel (SS), fin dal 1936 ne era sotto il diretto controllo.

In particolare i Polizeiregiment erano agli ordini di un SS- und Polizeiführer, ovvero un ufficiale superiore delle SS che possedeva l’autorità di comando diretta di ogni unità delle SS e della polizia presenti in una determinata area geografica e che doveva rispondere del suo operato esclusivamente a Heinrich Himmler (comandante supremo delle SS) o, come nel caso italiano, al supremo comandante delle SS e della Polizia per l’Italia, ovvero l’SS-Obergruppenführer Karl Wolff.

Con un provvedimento di Himmler del 24 febbraio 1943 venne altresì disposto che tutti i reggimenti di polizia – in virtù della stretta connessione tra la polizia e le SS e in segno di riconoscimento per il loro valido impiego sul fronte orientale – fossero rinominati SS-Polizeiregiment e inserite a pieno titolo nelle SS. Per il “Bozen” l’ufficializzazione del suo passaggio ai ranghi delle SS avvenne il 16 aprile 1943, tre settimane dopo l’attentato di via Rasella, divenendo così l’SS-Polizeiregiment “Bozen”.

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